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LA STORIA DI VITTORIO

Novembre 1941.
Da quando è tornato dall’Africa orientale, Angelo non è più lo stesso. Ogni tanto bussa alla porta della loro villa e chiede se può dormire lì: Vittorio poi lo sente gridare di notte “Non uccideteli! Almeno le donne e i bambini, risparmiateli!”. Oramai l’Italia è in guerra da più di un anno; Vittorio ha diciassette anni e va all’Istituto Tecnico Industriale, dove ha ottimi voti in Cultura fascista e in Cultura ed Educazione Militare.
Anche per questo pensa che Angelo si sia rivelato un debole: è ovvio che per far grande l’Italia bisogna sconfiggere i suoi nemici! Pure le donne e i bambini, se mettono in pericolo la “pura razza italiana” e il suo diritto a dominare.
Vittorio ha grandi progetti per l’avvenire: vuole andare a combattere in Russia contro i comunisti il prima possibile, spera che questa guerra durerà ancora un po’, il tempo di farlo partire.
A complicare i suoi piani ci si mette un episodio sgradevole, a scuola. Il suo com- paginano di classe Davide, che si dice sia un “mezzo ebreo” risparmiato dalle leggi razziali, viene aggredito da un altro compaginano. Davide, però, si difende. Al termine delle lezioni il compaginano che ha provato a picchiarlo gli dice: “Do- mani arriva mio fratello con i suoi amici, e ti dà una bella lezione”.
A Vittorio stanno antipatici i bulli, ma intervenire porterebbe comunque un bel po’ di grane: gli ebrei sono pur sempre nemici della nazione. E se ancora non lo sono, presto lo saranno.
Cosa dovrebbe fare Vittorio?

Scelta 1:

Unirsi ai bulli: ha bisogno di sentirsi accettato. E una sonora strigliata non ha mai ucciso nessuno.

Scelta 2:

Vittorio deve trovare il modo di farsi notare. Ma lo si nota di più se si fa i fatti suoi o se fa un po’ il bullo anche lui?

Scelta 3:

Farsi i fatti propri è sempre la scelta migliore e, chissà, magari spunta qualche opportunità...

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