LA STORIA DI VITTORIO

Settembre 1943 - ottobre 1944
Quando è stato annunciato l’armistizio del governo Badoglio con gli Alleati, e l’Italia è stata occupata tempestivamente dai tedeschi, Vittorio non aveva idea di cosa fare. Sui monti si sono iniziati a vedere i primi soldati sbandati, giovani uomini poco più grandi di lui che non hanno intenzione di continuare la guerra fascista, e lui li ha guardati passare, mentre si formavano le prime bande partigiane intenzionate a combattere contro i nazisti e i fascisti della Repubblica sociale italiana, un nuovo governo fascista che affianca i tedeschi guidato ancora da Mussolini.
Tra i “repubblichini”, così vengono chiamati con disprezzo i fascisti dell’ultima ora, ci sono diversi suoi compagni di classe, mentre tra i partigiani conosce qualcuno di vista dai tempi in cui aveva perso la sua occasione. E gliene si presenta un’altra quando la Repubblica sociale chiama alle armi la sua leva: è costretto a scegliere.
I fascisti combattono per proseguire questo regime di violenza e terrore, i partigiani per liberarsene. Lui può obbedire, e combattere contro i partigiani, nascondersi con il rischio di essere scovato e magari deportato, oppure imbracciare le armi con la Resistenza. In quest’ultimo caso, se catturato, probabilmente sarebbe fucilato sul posto.
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