LA STORIA DI VITTORIO

Non c’è voluto molto, a convincerli tutti a fare il loro lavoro. D’altra parte ci si abitua a tutto, e andare a caccia di esseri umani per le colline, se la prendi per il verso giusto, in fondo non è che un gioco.
E, bisogna ammetterlo, il fascismo ha voluto portare con sé nel crollo quanti più “nemici” possibile. Oppositori, stranieri ficcanaso che combattevano con i partigiani, ebrei.
Alla fine della guerra Vittorio avrà ucciso otto partigiani e avrà arrestato personal- mente altre due famiglie di ebrei, destinate come quella di David ad Auschwitz. Il processo contro di lui nel dopoguerra lo condannerà a venti mesi di reclusione, ma ne sconterà solo cinque per via dell’amnistia che permetterà di scagionare chi non si è macchiato di crimini “particolarmente efferati”. Rimarrà a vivere in città, facendo il meccanico fino alla pensione.
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