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LA STORIA DI PIERA

Dicembre 1935.
Non si parla d’altro, in città: il regime ha indetto la Giornata della Fede perché gli italiani e le italiane diano il loro contributo alla creazione dell’Impero italiano sostenendo la guerra in Africa orientale. A scuola si dice che le sanzioni economiche che la Società delle nazioni ha imposto all’Italia a causa dell’attacco all’Etiopia sono “inique”, ingiuste!
Quasi tutte le compaginane di Piera andranno con i genitori a portare le fedi nuziali alla patria, e le sue migliori amiche daranno addirittura i loro braccialetti d’oro della prima comunione. Piera, che ha sedici anni e si è appena fidanzata, rimarrebbe l’unica, in classe, a non aver donato la sua collanina. Pensa al da farsi mentre aspetta il fratellino davanti alla scuola elementare.
Passeggia avanti e indietro lungo il marciapiede: è nervosa, giocherella con il gabbiano.
Deve donare la sua collanina e non farsi notare oppure conservarla in ricordo di quanto le ha detto suo padre?

Scelta 1:

Non esiste proprio! Questa collanina è troppo importante per lei, e Piera non la darà. Anche se questo dovesse significare guadagnarsi il disprezzo delle proprie compaginane e del quartiere. Piera ha ancora negli occhi lo sguardo di umiliazione di papà Arnaldo quando ha ceduto alle imposizioni del regime, e lei invece vuole opporsi, a partire dai piccoli gesti.

Scelta 2:

Cosa vuoi che sia, una collanina, se la compari con chi va in guerra a combattere e morire? Papà Arnaldo non ha forse accettato il trasferimento per spirito di sacrificio?
Ciascuno deve fare la sua parte, ognuno nel posto in cui è. Piera dona senza indugi la collanina.

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