LA STORIA DI PIERA

Novembre 1941.
Il sogno di Piera è più vivo che mai.
Il suo fidanzato, Fausto, che sta combattendo in Russia, le ha scritto in una lettera che non vede l’ora di alzare gli occhi al cielo e di vederla sfrecciare... Anche i suoi genitori la sostengono: proverà a prendere il brevetto di volo. Sta passando davanti all’Istituto tecnico industriale, immaginando se stessa già in cielo come la mitica Gaby a salutare Fausto in divisa dall’alto. Un gruppo di giovani fascisti è lì, sul monumentale blocco d’ingresso; si avvicinano a due studenti delle superiori che lei conosce di vista, Davide e Vittorio. “Ebreo schifoso! Sovversivo!”, li apostrofano.
Lei rimane congelata, non sa cosa fare. Iniziano gli spintoni, i pochi passanti si girano dall’altra parte, qualcuno addirittura incita i giovani. Parte il primo pugno, dritto in faccia a quello che è stato apostrofato come ebreo, Davide. Parte il secondo, che colpisce sull’orecchio Vittorio: deve avere diciassette anni, è spa- ventato. Il gruppo di giovani lo accerchia, lui è spalle al muro.
Se Piera interviene, l’impegno che in tutti questi anni ha speso per farsi accettare dalla comunità sarebbe vanificato. Cosa fare?
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