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LA STORIA DI PIERA

"Ottobre 1931.
Piera ha dodici anni. Strizza gli occhi per cogliere l’esatto momento in cui papà Arnaldo uscirà dalla stazione: lui, grande e grosso, sembra sempre minuscolo quando sbuca fuori da questo enorme edificio! Tutti i giorni Piera passa a prenderlo al lavoro e da lì, insieme, si incamminano verso casa. Da qualche mese, però, papà è sempre pensieroso: Arnaldo è stato incluso nell’elenco dei ferrovieri “sospetti politicamente” e molti in città hanno cominciato a guardarlo storto, senza nascondere la loro disapprovazione. Ma la passeggiata che ogni giorno fanno verso casa, dove li aspettano il fratellino con la sorella che se ne occupa, rimane il momento più bello della giornata. Oggi Piera, poi, è particolarmente emozionata, perché vuole confidargli il suo sogno nel cassetto. Finalmente ha deciso: da grande farà la pilota di aerei... come Gaby, la mitica aviatrice piemontese! Ma il suo sogno non c’entra con la fama: lei vuole essere, semplicemente, la prima ragazza del quartiere a volare. Quando papà arriva, però, è più cupo del solito. Cosa sta succedendo? Papà Arnaldo le racconta tutto subito: è come se si volesse sfogare. Il regime fascista gli ha imposto il trasferimento in una minuscola stazione del sud Italia.

Se papà Arnaldo mantenesse il suo lavoro, forse Piera potrebbe realizzare i propri sogni di aviatrice, ma lui sarebbe lontano. Se invece decidesse di mandare a quel paese il partito fascista potrebbe restare in città, ma la vita si farebbe difficile sia a livello economico sia nei rapporti con la comunità, che lo considererebbe un piantagrane.

Cosa dovrebbe fare papà Arnaldo?"

Scelta 1:

Stracciare la tessera del partito fascista e restare in città.

Scelta 2:

Accettare il trasferimento per il bene della famiglia.

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