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LA STORIA DI PIERA

Si è fatta sera, Piera si sta appisolando a fianco alla sua compagna di lotta Adele, ormai una sorella dopo che l’altra partigiana che con loro aveva combattuto, Iris, è stata torturata e assassinata dai fascisti. Piera sta pensando a quel fascista che ha disarmato e che poi, in un trasferimento, è riuscito a fuggire. Chissà se c’entra, con quello che è successo a Iris. Forse è stato giusto, però, far vedere a lui e a tutti che i partigiani non sono come i fascisti: per loro la violenza è una necessità, uno strumento, e mai un valore. Loro vogliono un mondo libero da quella violenza.

A un certo punto e a sorpresa, papà Arnaldo entra di soppiatto nel granaio, accompagnato da due giovani partigiani, lascia un po’ di cibo e una bottiglia di vino e la guarda fiero.

“Sapevo che i tuoi sogni ti avrebbero innalzata al cielo, figlia mia”. Si sorridono, e lei pensa a quella collanina, che in tutti questi anni le è stata di ispirazione. E torna sulle sue colline, a combattere per la libertà. Lì, nel corso di un combatti- mento, si trova a sparare insieme a Davide e Vittorio, che come lei si sono fatti partigiani.

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