LA STORIA DI PIERA

Dicembre 1942 - luglio1943
Piera non ha avuto alcuna reazione, quando ha ricevuto la notizia della morte del suo fidanzato nella guerra fascista. Anzi, in fondo se lo aspettava, come sapeva che quell’antifascista sarebbe finito in galera per disfattismo.
E per lei ci sta, è il prezzo da pagare per la grandezza dell’Italia: lei stessa ha deciso di mettere da parte quel suo sogno di bambina. Fare l’aviatrice: che idiozia! Passo dopo passo, e senza rendersene neanche troppo conto, si è assuefatta alla condizione in cui la sua generazione è cresciuta. La mancanza di libertà per chi non la sa gestire, la denuncia dei piantagrane, la spietatezza necessaria di tanto in tanto: chi non è d’accordo con queste ovvietà? Ci pensa spesso, quando passa davanti al Collegio Aeronautico guardando di soppiatto i giovani aviatori che camminano fieri. Piera ha sempre fatto quel che doveva fare, ma in cuor suo nei mesi in cui la guerra ha iniziato a seminare il malumore tra la popolazione ha iniziato ad avere qualche dubbio. Il crollo del regime, proprio nelle ore del suo ventiquattresimo compleanno, è una doccia fredda inaspettata. Ma apre, forse, qualche possibilità.
Che mondo sarebbe, quello senza il fascismo?
Piera si chiede questo, quando vede una piccola folla scendere in strada e farsi sempre più numerosa metro dopo metro, per andare a festeggiare l’evento storico. La situazione però non è chiara: ora i fascisti non si fanno vedere, ma se tornassero a comandare?
Cosa consigli di fare a Piera?
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