LA STORIA DI VITTORIO

Febbraio 1942.
Vittorio ha ormai diciott’anni, e ha passato gli ultimi quattro anni con il corpo degli Avanguardisti a preparare parate militari, compiere esercizi ginnici e altre attività, svogliatamente. E’ ormai un’abitudine andare alla sede della Gioventù Italiana del Littorio, proprio a metà del Viale: trascorre la maggior parte del suo tempo in quello spazio maestoso e marmoreo, tutto dedicato a inquadrare la gioventù.
Lo stesso giuramento che ha dovuto fare, come tutti i suoi coetanei, e che campeggia sulla facciata della casa della Gioventù Italiana del Littorio, non è che lo entusiasmasse, ma alla fine quello che ti dicono di fare va fatto: “Nel nome di Dio e dell’Italia, giuro di seguire gli ordini del Duce e di servire con tutte le mie forze e, se necessario col mio sangue, la causa della Rivoluzione fascista”. Non tutti, però. lo rispettano.
Un suo compaginano di atletica, infatti, e Vittorio ne è certo, è un antifascista. Appena ne ha l’occasione parla male del regime, e in un paio di circostanze l’ha visto lasciare dei volantini per terra, di fronte all’ingresso, prima di andarsene via con le mani in tasca.
Vittorio è infastidito dalla sua sfacciataggine, ma d’altra parte pensa che non siano affari suoi. Anche se il dubbio se lo pone: che fare?
Potrebbe tornargli utile denunciarlo? O gli conviene lasciar correre?
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