Dare voce alla memoria delle donne rom / GIVO

Chi racconta, con quali parole, e a partire da quale posizione?
Quando si parla di storia rom e sinta, queste domande si fanno ancora più urgenti, perché troppo spesso quella storia è stata raccontata da fuori, o non raccontata affatto - e le voci delle donne, in particolare, sono rimaste ai margini anche dei margini.
Il 29 e 30 maggio 2026 abbiamo preso parte, a Firenze, alla conferenza internazionale Romani Women: Voices, Memory and Remembrance. Due giorni che hanno messo insieme studiosɜ, attivistɜ, artistɜ e leader delle comunità rom e sinte, in un confronto denso sulle esperienze e le narrazioni delle donne rom in Europa: la costruzione della memoria, la produzione culturale, la partecipazione politica, e le sfide ancora aperte per il riconoscimento dei loro diritti e della loro storia.
Ci siamo arrivatɜ portando con noi le domande che da tempo attraversano il nostro lavoro sulla memoria.
Che cosa significa fare memoria quando la memoria stessa è stata a lungo negata, o filtrata attraverso lo sguardo di chi quella storia non l'ha vissuta?
Da questa domanda si muove anche GIVO - Give Voice to Our Memories, il progetto europeo all'interno del quale la nostra partecipazione alla conferenza si inserisce.
Il progetto coinvolge partner da quattro Paesi (Croazia, Italia, Polonia, Romania), per esplorare come la memoria sia stata costruita, trasformata o dimenticata, a partire da pratiche quotidiane - la migrazione, l'abitare, il cibo - che diventano chiavi d'accesso a storie spesso trascurate, radicate nella solidarietà, nella cura reciproca, in forme di resistenza condivisa e poco raccontata.
All'interno di GIVO, Deina ha elaborato un toolkit educativo, pensato per accrescere la conoscenza della discriminazione, della persecuzione, della deportazione e dello sterminio delle persone rom e sinti nell'ambito dei fascismi europei e della Seconda guerra mondiale - e per leggere quella storia in relazione con il presente, con le forme di discriminazione che rom e sinti continuano ad affrontare oggi.
Parlare di Porrajmos significa infatti due cose insieme. Da un lato, ricostruire la gradualità con cui si costruisce un nemico: imparare a riconoscere e a mettere in relazione fra loro le parole, i discorsi, le rappresentazioni che tipizzano le persone rom e sinti come "altro" da temere, e le politiche di persecuzione e sterminio che quei discorsi hanno poi reso possibili. Dall'altro, significa spostare la memoria da commemorazione passiva a esercizio di cittadinanza attiva: non solo ricordare un fatto compiuto, ma farne motore di un'educazione all'inclusività, all'ascolto e alla solidarietà, qui e ora, in Europa e nei nostri territori.
Fare memoria, quando si parla di rom e sinti, non può essere solo guardare indietro. Deve essere anche uno strumento per guardare criticamente - e cambiare - il presente.
Nel proseguire questo percorso, portiamo con noi tante nuove domande e la consapevolezza di quanto lavoro ci sia ancora da fare perché le voci delle donne e delle comunità rom smettano di essere un margine, per diventare parte piena del racconto che facciamo del Novecento europeo, e di noi stessɜ, oggi.
GIVO – Give Voice to Our Memories è un progetto cofinanziato dal Programma CERV (Citizens, Equality, Rights and Values) della Commissione Europea, che riunisce Centrul de Cercetări Culturale și Sociale "Romane Rodimata" (Romania), Deina APS (Italia), Stowarzyszenie Romów w Polsce (Polonia), Università degli Studi di Firenze, Università degli Studi di Padova, Sucar Drom e Culture Hub Croatia.
Deina APS cura l'elaborazione del toolkit educativo sulla storia della persecuzione e dello sterminio di rom e sinti nell'Europa dei fascismi.


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