11 luglio 1995 - 11 luglio 2026. A 31 anni dal genocidio di Srebrenica
- Deina

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L’11 luglio 1995 a Srebrenica, Bosnia-Erzegovina, alle porte dell’Unione Europea, si consuma un genocidio.
Sono quasi sessantamila i bosniaci musulmani che vivono nell’enclave, dichiarata zona protetta dall’ONU due anni prima, in una gravissima crisi umanitaria.
L'11 luglio le milizie serbe del generale Mladić entrano in una città ormai vuota: migliaia di uomini, donne e bambini si sono spostati davanti alla base ONU di Potocari per avere la protezione della comunità internazionale. Altre migliaia di uomini non si fidano più dei caschi blu, e tentano la fuga attraverso le montagne.
Le truppe nazionaliste serbe cercano tutti gli uomini a partire dai 12 anni di età. L'ordine è chiaro: tutti gli uomini in età da combattimento devono essere uccisi.
L'ONU permette al generale Mladić e ai suoi uomini di catturare, ammassare in aree di concentramento e assassinare migliaia di uomini e ragazzi. Le donne vengono violentate e deportate. La pulizia etnica è precisa e spietata, e avviene davanti agli occhi della comunità internazionale e dei caschi blu che dovrebbero proteggere la popolazione civile.
Il primo bilancio ufficiale è di 8.372 vittime di genocidio. Le stime che tengono conto dei dispersi arrivano a 12.000.
Ogni volta che incontriamo questa storia, che la studiamo e la attraversiamo viaggiando, ci prende allo stomaco una morsa fatta di paura, di rabbia, di disgusto.
Nell’anniversario di questo capitolo terrificante della storia umana vogliamo ricordare e ricordarci che questa violenza non compare dal nulla ma si costruisce mattoncino su mattoncino. Lo sappiamo, il genocidio sta all’apice di una piramide fatta di violenze più piccole, a volte inosservate, spesso dimenticabili. Alle fondamenta, questa costruzione si erge sulle parole: sulla propaganda, sui discorsi d’odio, sulla minuscola invisibile violenza che si cela nel modo in cui descriviamo il mondo e ci rivolgiamo alle altre persone.
Ricordarci di questo ci permette di capire la complessità della storia, di vedere il quadro nel suo intero. E, nonostante la rete della violenza e dell’ingiustizia sia fittissima, capiamo che vi possiamo ricavare i nostri spazi d’azione e di resistenza proprio là dove possiamo esercitare un potere. Là dove stanno le parole e il modo di relazionarci a chi ci sta intorno.
Oggi scegliamo di ricordare Srebrenica attraverso le parole e lo sguardo sul mondo di Zoe Buongiovanni, una studentessa che ad aprile ha viaggiato insieme a noi in Bosnia e una volta tornata ha realizzato questo video dal titolo Witness Statement '95.
Grazie, Zoe, perché hai saputo raccontare con delicatezza e potenza quanto ci fa male attraversare queste storie e come possiamo scegliere di portarle con noi, per non farci sopraffare da quel senso di impotenza: con responsabilità e cura.

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